Oggi ho rivisto Roberto.
Dovrebbe stupirmi il fatto di non incontrarlo mai, dato che lavora a due passi da casa mia, eppure l'ultima volta che ci siamo incrociati risale ormai all'estate scorsa.
Conobbi Roberto più di due anni fa. Lessi la sua inserzione su un sito di annunci e mi colpì perché tra tanti che cercavano solo rapporti occasionali o "oggetti" per soddisfare le proprie fantasie, lui scriveva per cercare una relazione stabile. Scriveva che non gli interessava l'aspetto fisico, quanto il trovare una persona con cui costruire qualcosa. D'impulso gli risposi e dopo poche mail decidemmo di incontrarci. Era una venerdì sera dopo il lavoro. Come sempre ero in anticipo e aspettavo al punto prefissato per l'appuntamento guardando ogni persona che si avvicinasse con un misto di timore e trepidazione. E quando vidi Roberto sperai fosse lui: un tipo normale, viso gioviale, capelli scuri brizzolati sulle tempie, occhiali dalla montatura leggera e occhi scurissimi. Incontrò il mio sguardo, esitò un momento e poi chiese «Sei tu?». «Sono io -risposi sentendo sciogliersi la tensione- e non hai idea di quanto sono felice che tu sia tu». Rise e scattò subito qualcosa tra noi. Roberto era una persona con la quale era facile parlare. Raccontava con piacere di sé e ascoltava con attenzione. A metà serata era come se ci conoscessimo da sempre e sentivo che mi piaceva da morire. Andai a casa sua quella sera stessa e passammo ore ed ore a baciarci. Solo quello. Fu meraviglioso.
I giorni successivi furono caratterizzati dalla voglia di vederci, di stare il più possibile l'uno vicino all'altro. I suoi sms mi facevano compagnia durante il giorno e mi facevano sorridere perché li iniziava tutti chiamandomi "tesoro". Avevamo trovato un piccolo bar appena fuori dal centro e spesso dopo il lavoro ci trovavamo per l'happy hour. Un tavolo un po' nascosto ci permetteva di stare seduti tenendoci per mano senza che nessuno ci vedesse.
Il suo appartamento era come lui: accogliente e caldo, non appariscente, ma molto personale. Amavo quando mi aspettava sulla porta e mi accoglieva con un bacio. Cucinava per me e intanto mi raccontava la sua giornata. Io l'ascoltavo seduto al tavolo della cucina e ogni tanto mi alzavo e l'abbracciavo da dietro mentre lui era indaffarato ai fornelli. E allora si girava, mi guardava con quegli occhi scuri come la notte e mi baciava. Piccoli gesti che stavano diventando riti, che scandivano una quotidianità della quale mi stavo profondamente innamorando.
E poi all'improvviso si ruppe qualcosa. Per lui non era facile accettare i miei limiti: non essendo io dichiarato il nostro rapporto restava nascosto. Nessuna prospettiva di qualcosa come una convivenza, come una vera quotidianità condivisa. E così ci lasciammo. Mi lasciò lui, a dir la verità.
Per me fu davvero dura. E dato che tutte le storie importanti ti lasciano delle cicatrici, oggi ho sentito bruciare la mia quando ho incontrato gli occhi scuri di Roberto, il suo sorriso sincero e ho sentito intatto come allora il desiderio di abbracciarlo, di baciarlo, di andare insieme nel nostro piccolo bar, al nostro tavolo appartato e ricominciare tutto da capo.