giovedì, 26 giugno 2008
Sono in un pub con un paio di amici e al tavolo accanto al nostro un gruppo di adolescenti. Passa la cameriera a ritirare le ordinazioni. La cameriera è un gran bel pezzo di donna con una scollatura generosissima e un seno prosperoso in bella vista. Partono i «che figa» e gli ululati dal tavolo dei ragazzi. Uno di loro con tono estasiato esclama «ha davvero dei capelli bellissimi!».
Avrei voluto dargli un'amichevole pacca sulla spalla e fargli un bel discorso che iniziava con: «non sei solo in questo vasto mondo...»

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mercoledì, 18 giugno 2008
Trovare qualcuno con cui fare sesso è decisamente più facile che trovare qualcuno di cui innamorarsi.
Puoi fare sesso con qualcuno che non stimi. Ma amore e stima vanno a braccetto.

OK, perdonatemi, stasera sono in vena di aforismi...

postato da: FrankFitts alle ore 17:50 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 10 giugno 2008
Oggi ho rivisto Roberto.
Dovrebbe stupirmi il fatto di non incontrarlo mai, dato che lavora a due passi da casa mia, eppure l'ultima volta che ci siamo incrociati risale ormai all'estate scorsa.
Conobbi Roberto più di due anni fa. Lessi la sua inserzione su un sito di annunci e mi colpì perché tra tanti che cercavano solo rapporti occasionali o "oggetti" per soddisfare le proprie fantasie, lui scriveva per cercare una relazione stabile. Scriveva che non gli interessava l'aspetto fisico, quanto il trovare una persona con cui costruire qualcosa. D'impulso gli risposi e dopo poche mail decidemmo di incontrarci. Era una venerdì sera dopo il lavoro. Come sempre ero in anticipo e aspettavo al punto prefissato per l'appuntamento guardando ogni persona che si avvicinasse con un misto di timore e trepidazione. E quando vidi Roberto sperai fosse lui: un tipo normale, viso gioviale, capelli scuri brizzolati sulle tempie, occhiali dalla montatura leggera e occhi scurissimi. Incontrò il mio sguardo, esitò un momento e poi chiese «Sei tu?». «Sono io -risposi sentendo sciogliersi la tensione- e non hai idea di quanto sono felice che tu sia tu». Rise e scattò subito qualcosa tra noi. Roberto era una persona con la quale era facile parlare. Raccontava con piacere di sé e ascoltava con attenzione. A metà serata era come se ci conoscessimo da sempre e sentivo che mi piaceva da morire. Andai a casa sua quella sera stessa e passammo ore ed ore a baciarci. Solo quello. Fu meraviglioso.
I giorni successivi furono caratterizzati dalla voglia di vederci, di stare il più possibile l'uno vicino all'altro. I suoi sms mi facevano compagnia durante il giorno e mi facevano sorridere perché li iniziava tutti chiamandomi "tesoro". Avevamo trovato un piccolo bar appena fuori dal centro e spesso dopo il lavoro ci trovavamo per l'happy hour. Un tavolo un po' nascosto ci permetteva di stare seduti tenendoci per mano senza che nessuno ci vedesse.
Il suo appartamento era come lui: accogliente e caldo, non appariscente, ma molto personale. Amavo quando mi aspettava sulla porta e mi accoglieva con un bacio. Cucinava per me e intanto mi raccontava la sua giornata. Io l'ascoltavo seduto al tavolo della cucina e ogni tanto mi alzavo e l'abbracciavo da dietro mentre lui era indaffarato ai fornelli. E allora si girava, mi guardava con quegli occhi scuri come la notte e mi baciava. Piccoli gesti che stavano diventando riti, che scandivano una quotidianità della quale mi stavo profondamente innamorando.
E poi all'improvviso si ruppe qualcosa. Per lui non era facile accettare i miei limiti: non essendo io dichiarato il nostro rapporto restava nascosto. Nessuna prospettiva di qualcosa come una convivenza, come una vera quotidianità condivisa. E così ci lasciammo. Mi lasciò lui, a dir la verità.
Per me fu davvero dura. E dato che tutte le storie importanti ti lasciano delle cicatrici, oggi ho sentito bruciare la mia quando ho incontrato gli occhi scuri di Roberto, il suo sorriso sincero e ho sentito intatto come allora il desiderio di abbracciarlo, di baciarlo, di andare insieme nel nostro piccolo bar, al nostro tavolo appartato e ricominciare tutto da capo.

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mercoledì, 04 giugno 2008
Con la trepidazione che accompagna sempre questi momenti, sono andato oggi a ritirare l'esito del test dell'HIV che faccio con regolarità circa 3 volte l'anno. Negativo. E un sospiro di sollievo.
Sono sempre molto, molto prudente. Faccio sempre sesso protetto ed evito quelli che sono classificati come "comportamenti a rischio", ma penso che ripetere periodicamente il test sia un atto di responsabilità verso me stesso e verso le persone con le quali mi -ehm- relaziono (mi si passi il termine).
Andare a ritirare l'esito del test è comunque sempre un momento forte, di sensazioni contrastanti, di dubbi (ma quella volta sarò stato DAVVERO prudente? E se quell'altra volta...), di certezze che si assottigliano e paure che si ingigantiscono, di immaginazione che galoppa portando la mente ad esplorare frammenti di vita diversa, allo stesso tempo lontanissima e a portata di mano. Poi entri, presenti il talloncino (e la ricevuta del ticket) e aspetti che l'incaricato di turno trovi la busta con l'esito. Una manciata di secondi che passa con una lentezza irreale. Oggi ho trovato un'infermiera minuta con gli occhi grandi. Ha preso la busta, l'ha aperta e si è illuminata in un sorriso così sincero che ha aggiunto una nota di gioia al mio sollievo. Sono contento... e stanotte finalmente dormirò!



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venerdì, 30 maggio 2008
Sempre per restare in tema di autotrasportatori ;-)
Com'è che praticamente ogni volta che mi fermo all'Autogrill vengo puntato da qualche camionista? Anche ieri: ero lì che aspettavo il mio Camogli e un laido camionista dall'altra parte del banco mi guardava fisso afferrandosi il pacco senza lasciare spazio alcuno al dubbio. E mi succede spessissimo! Cos'è? Hanno un radar o fiutano la mia disperazione? Oppure semplicemente ci provano con tutti che o la va o la spacca? Per fortuna anche ieri avevo a malapena il tempo per divorare il Camogli e fuggire perché, insomma, non son mica di ferro...


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venerdì, 23 maggio 2008
Questa non mi era ancora successa.
Abitualmente vado al lavoro in bicicletta, dato che non solo così è molto più facile districarsi nel traffico urbano, ma mi evito anche  l'affannosa ricerca di un parcheggio che in centro è praticamente impossibile trovare. Nei giorni di pioggia prendo i mezzi pubblici. Come oggi. Attendo alla fermata tra ragazzini vocianti e pensionati che borbottano e quando il bus arriva è talmente pieno che a malapena riesco a spalmarmi contro la cabina di guida. Con torsioni ben calibrate mi giro in modo da non dover affondare la faccia nello zaino di un ragazzino "emo" e mi trovo così a guardare l'autista. È un uomo sulla quarantina, massiccio ma senza un filo di grasso. Ha mani grandi e braccia muscolose: dalla manica della camicia della divisa gli spunta un tatuaggio, un semplice tribale, ma resto ipnotizzato dal disegno che si muove in armonia col bicipite, che pare avere una vita propria apparendo e sparendo dal risvolto della manica. Guardo le mani che stringono il volante, immagino quella presa forte e la pressione delle dita, dita che con naturale decisione premono pulsanti, afferrano il cambio e poi di nuovo si chiudono sul volante. Mi perdo nel fluido movimento dei muscoli e ne resto incantato. Al punto che supero la mia fermata e quando me ne accorgo è troppo tardi...
Sono decisamente alla frutta, eh?


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martedì, 20 maggio 2008
Quasi una settimana dall'ultimo post. Sono stato letteralmente assorbito dal lavoro che per fortuna in questi giorni mi impegna e lascia poco spazio a pensieri e divagazioni. Con E. ci siamo rivisti solo una volta tra amici comuni ed è stato come se non fosse successo nulla. Ma ogni volta che incontravo il suo sguardo il cervello mi rimandava l'odore della sua pelle ed immagini del suo corpo nudo, teso, sudato e la sensazione delle sue mani e delle sue labbra su di me. E il desiderio, puro e tagliente, mi toglieva il fiato. Per fortuna c'è il lavoro! Mi distrae, mi impegna, richiede concentrazione e non mi permette di seguire il flusso dei pensieri, i flash che si accavallano, le sensazioni che amplificano i miei sensi e annebbiano la mia razionalità. Accidenti, in un modo o nell'altro finisco sempre coinvolto... Intanto domani sera ci rivedremo, sempre con altri amici. Chissà...

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mercoledì, 14 maggio 2008
Alla fine io ed E. ci rivediamo a casa di amici ed è l'occasione per metterci d'accordo per incontrarci noi due da soli. Prendiamo appuntamento via sms e finalmente arriva la fatidica sera. Stranamente non sono emozionato. L'incontro è in un pub in centro, arrivo e lui è già fuori che aspetta. Ci salutiamo, entriamo e prendiamo posto. La conversazione stenta a decollare. Gli faccio presente la mia situazione (gli amici non sanno, non devono sapere ecc.) e per lui non è un problema. Del resto non cerca una relazione fissa. Dopo un paio di birre ci alziamo, paghiamo e non appena fuori dal locale E. propone il classico «andiamo da me?». Accetto. Abita un po' fuori, così decido di seguirlo con la mia auto e mentre guido nel buio della sera mi accorgo di non provare nulla se non una fredda determinazione e un desiderio ai limiti della ferocia. Parcheggio in un ampio cortile, E. è già sceso dalla macchina e mi aspetta. Mi fa strada, apre la porta e mi dice di mettermi a mio agio. Il tempo di chiudere la porta e ci stiamo già baciando. E spogliando. Lui non indossa nulla sotto i jeans. Se fossimo un po' più in confidenza azzarderei una battuta, ma non c'è confidenza, c'è solo un magnetismo istintuale, fortissimo. Avvinghiati l'uno all'altro raggiungiamo il letto. Siamo dominati da un desiderio che si traduce in forza; l'intimità si trasforma  in una lotta non priva di una violenza voluta, ricercata, coreografata dalle rispettive fantasie. La razionalità lascia il posto ad un'irruenza animale, i sensi sono affamati e voraci, divorano ciò che trovano. Alla fine crolliamo esausti. Sudati, appagati, sazi. E. si addormenta quasi subito. Chiudo gli occhi anch’io. Mi sembra passata un’eternità quando li riapro, invece è trascorsa solo mezzora. E. è disteso accanto a me, il respiro regolare del sonno. Mi fa quasi tenerezza ed è la prima volta in tutta la serata che provo un sentimento così fragile, così delicatamente umano. Ma è subito represso da un brivido di eccitazione. «Sei sveglio?» chiedo. Apre gli occhi e con voce impastata chiede «vuoi già andare?». «Non ho fretta» rispondo e mentre lui è ancora sdraiato a pancia in giù, abbracciato al cuscino io gli salgo sopra. Questa volta non c’è lotta, sappiamo entrambi cosa vogliamo e non c’è bisogno di cercare, di chiedere. Alla fine mi alzo e mi rivesto. E. dal letto sorride «Ti va se ci vediamo ancora?». «Certo», rispondo.
Sono passati 3 giorni e non ci siamo più sentiti.
Ho concluso il post precedente dicendo “se 'sto giro mi va bene non mi lamento neppure.”. Non mi lamento, certo, ma non mi pare nemmeno che sia realmente “andata bene”.

What is love, without the finer feelings? It’s just sex without the sexual healing cantava Kylie Minogue nel lontano 1992.
Aveva proprio ragione.


postato da: FrankFitts alle ore 16:56 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 08 maggio 2008
E vabbè, dai, fa piacere sapere che in fondo in fondo non sei proprio da buttare via. Mi chiama stasera un amico e mi dice che domani sera lui e  "l'amico di amici" (quello del post precedente, da ora più semplicemente indicato come E.) hanno in programma un'uscita serale ed E. gli ha chiesto di coinvolgere anche me. Bè, bè, bè, c'è dell'interesse, c'è dell'insistenza, c'è una certa audacia. Tutto questo mi piace. Avendo già un impegno per domani sera ho dovuto declinare, ma... con una non calanche che ha stupito anche me ho detto al mio amico: «dai pure il mio numero ad E. così magari è più facile organizzarci per un'altra volta». Eh, sì, mi sono stimato per la faccia tosta e per il tono di voce fermo, privo di emozione, quasi distratto. Con un po' di impegno avrei potuto recitare per vivere invece di vivere recitando. Ma questa è un'altra storia e se 'sto giro mi va bene non mi lamento neppure.

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domenica, 04 maggio 2008
Esco con amici e amici di amici. Una serata tranquilla e banale ("happy hour e poi si gira" è il programma chiaro e definito), ma esco volentieri perché ci sono un paio di persone che ho voglia di rivedere. Ci si incontra, ci si saluta, ci si presenta e ci si incammina. Scelto un locale ci si siede e si ordina. Proprio davanti a me prende posto un amico di amici: massiccio, con un fisico modellato e muscoloso, occhi scuri, testa rasata, pizzetto folto e ben curato. Basta poco per accorgermi che la sua scelta di sedersi davanti a me non è casuale. Non mi stacca gli occhi di dosso, ride ad ogni mia battuta e non c'è un gesto o uno sguardo che non lasci trasparire interesse. Spesso è velatamente allusivo. Capisco dalla conversazione che -al contrario di me- è dichiarato. Se lo fossi anch'io sarebbe tutto molto semplice e coglierei al volo l'occasione. Invece la lascio cadere, fingo di non recepire, mi rendo impermeabile. Non oso sbilanciarmi davanti agli amici "che non sanno e non devono sapere", così faccio di tutto per stargli lontano, nonostante lui continui a cercare un contatto.
A fine serata sono stremato. Saluto tutti. Stringo la mano anche a lui che trattiene la mia un po' più a lungo mentre mi dice «Spero davvero di rivederti». «A chi lo dici!» penso mentre mi allontano. Triste e svuotato.


postato da: FrankFitts alle ore 13:43 | Permalink | commenti (4)
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